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Venezia 5 Settembre 2005 - Multimedia - Articoli
[Venezia 62] Everything Is Illuminated
Elijah Wood dopo aver interpretato l'eroe Frodo ne 'Il signore degli anelli' passa all'occhiuluto Alex Perchov. Con meno fantasia e più intimismo.
Il goffo Alex - ragazzo americano di origine ebraica - è in cerca della
donna che salvò il nonno dallo sterminio nazista. Arriva in Ucraina e s’imbatte
nei maldestri parenti, tra cui Jonathan Safran Foer.
Il personaggio è simpatico quando all’inizio lascia intravedere tutta la sua
stranezza di collezionista attraverso i gesti eloquenti ed espressivi del bravo
Elijah Wood (reduce dalle acrobazie de "Il signore degli anelli"): prende un
oggetto d’ambra che apparteneva alla nonna morente e lo affigge al muro, in una
busta; poi fa lo stesso con la dentiera… noi spettatori lentamente cerchiamo di
comprendere il significato di queste scelte vanesie. Siamo incuriositi dalla
trama, per comprendere il motivo per cui Alex Perchov sia così strambo.
Una volta scoperto però, non c’è più interesse nel progredire nello sviluppo
della storia che diventa prevedibile, semplice avvicinamento di due culture
distanti, l’americana e la russa-yiddish. Alex raccoglie gli oggetti per far
rivivere il ricordo dei suoi cari, dopo che tutto il villaggio di Trachimbord
(uno shtetl) è stato bruciato e dimenticati durante la Seconda Guerra Mondiale.
Quindi la sua smania collezionistica è quasi la ricostruzione di un puzzle
inesistente, ma di cui ogni tessera vive della fibra del ricordo.Alex risconta prima le differenze tra la sua cultura e l'Ucraina, si accorge che i parenti
non sanno neanche cosa significhi mangiare vegetariano (come lui è abituato a fare),
dorme all’aperto perché l’auto con cui è stato accompagnato nelle ricerche esaurisce la benzina;
affronta una serie di prove dovute ad impossibilità materiali che come movente però non rappresenta
mai un'opposizione efficace. La simpatia del film nasce dalla nitida interpretazione di Wood,
la colorata fotografia e il clima farsesco che si crea tra i tre, con Jonathan (che è anche il nome
dell’autore del libro da cui è tratta la sceneggiatura) che si meraviglia ogni volta delle manie
congenite nella cultura americana, Alex che lentamente si apre verso un modo più sincero di vivere
la sua adolescenza e il nonno - finto cieco - che vive in simbiosi con la sua cagnetta-guida. Da metà
del film però la vicenda langue, si arrovella addosso ad un fulcro che non esiste.
Auguriamo al neofita regista Liev Schreiber (già attore in "The Hurricane" - 1999 - "Kate & Leopold",
2001 e "The Mancurian Candidate", 2004, presentato anch'esso a Venezia l'hanno scorso) di proseguire
nelle sue scelte narrative poetiche surreali e nel suo tono da cinema puro, senza dialogo. Magari
trovando verso la metà del film una china più sollevata per far proseguire il soggetto.
Giovanni Menicocci
Pubblicato il: 07-09-2005 alle: 12:36 su MultiPlayer.it
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